Recensioni: L’orrore di Dunwich – Lovecraft

Ciao a tutti ragazzi!

Oggi, preso da un sovrannaturale senso dell’horror, ho preso in mano uno dei libri comprati per pochi euro alle bancherelle in giro per la mia città.

Mi è capitato in mano, questo piccolo racconto di appena 82 pagine. Avevo già letto un “saggio” di Lovecrafti bambini avranno sempre paura del buio con il quale enuncia alcuni temi fondamentali, alcune regole basilari se così possiamo chiamarle, per scrivere al meglio dei piccoli racconti horror (ve lo consiglio caldamente).

Ci sarebbe molto da dire sull’autore, ma non mi dilungherò troppo; anzi, cercherò di scrivere tutto in poche righe. Nasce nel 1890 a Provvidence, ha fin da subito una dura infanzia a causa della psicosi paterna che lo porterà fin da subito al ricovero in manicomio e alla morte nel 1898, e dall’iperprotettività della madre.

Grazie al nonno inizia il suo studio della letteratura gotica, iniziando a scrivere poesia fin dalla tenera età di 7 anni. Questa sua precocità lo porterà ad essere uno dei padri fondatori, insieme ad Edgar Allan Poe, del genere fantasy, horror e fantascientifico.

Ora, parlando del racconto, è scritto magnificamente. Partendo dalle descrizioni, Lovecraft riesce con semplicità e in modo scorrevole, a trovare le parole perfette per dare ad ogni aspetto della natura la sensazione che serve alla storia. Mi spiego meglio. Tramite parole di uso anche poco comune, tramite tipi diversi di descrizione, tramite lunghi periodi, riesce a giostrare le emozioni del lettore come un burattinaio farebbe con i propri burattini.

Grazie a ciò, anche una storiella semplice e banale come questa, riesce a scaturire un’ansia e una tensione tale, da dover chiudere il libro e pensare “Aiuto”.

Detto ciò il racconto racconta della nascita di un ragazzo Wilbur Whateley, che segnerà un periodo orribile della storia della contea di Dunwich. Infatti tale ragazzo, nato in una famiglia famosa per essere abile nella stregoneria, inizia tramite il nonno e la madre a giocare con forze oscure che nessuno aveva mai osato invocare.

Non dico altro perché se no non vi rimane alcun gusto di leggerlo. Vi invito caldamente a leggerlo, rimarrete piacevolmente stupiti.

Un saluto, il vostro Sethlan.

 

Da Soweto alla Svezia! Di chi stiamo parlando? Del grande Jonasson

Salve a tutti ragazzi!.

Ecco a voi la mia prima piccola e disgustosa creatura!

Volevo rubare qualche riga per spiegarvi questa categoria di articoli che sto iniziando: saranno delle pseudorecensioni, infatti eviterò come un brutto male la trama parlando solo ed unicamente del perché mi è piaciuto il libro e quali sono le caratteristiche che mi hanno invogliato a comprarlo e leggerlo.

L’autore, giornalista svedese, per me è un genio. Infatti già il titolo del libro cattura subito l’attenzione del lettore con una piacevole ed ingenua contraddizione: come fa un analfabeta a saper contare? Bene, magari a nessuno è sorto questo dubbio ma a me sie voglio darvi la risposta: contando i barili di feci che doveva trasportare.

Esatto non sto scherzando, i barili di…cacca(?) Infatti la piccola protagonista, Nombeko, vive a Soweto piccolo paesino in provincia di Johannesburg nel Sud Africa. Costretta dalla madre alcolista a lavorare, Nombeko si dimostrò immediatamente una ragazzina prodigio iniziando a contare i barili giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.

Chiudendo questa piccola parentesi, incuriosito, ho girato il libro per leggere la recensione e vedere se la genialità della trama fosse all’altezza del titolo quando al posto della solita interminabile pappardella di elogi, mi sono ritrovato poche righe scritte come una filastrocca:

La possibilità che un’analfabeta si trovi rinchiusa in un furgone per il trasporto delle patate in compagnia del re svedese e del primo ministro, è pari a una su quarantacinque miliardi seicentosessantasei milioni duecentododicimila ottocentodieci. Questo sulla base dei calcoli effettuati dall’analfabeta in questione.

C’è…….Wow! Da che parte posso iniziare a descrivere la meraviglia di questo….incipit (?) Non saprei nemmeno come definirlo, nel libro è scritto a mo di filastrocca e rende ancora di più. Alla fine ho comprato il libro e me lo sono portato con me in vacanza in puglia….l’effetto è stato che per due giorni interi sono stato in spiaggia a leggere anziché fare il bagno o godermi l’estate.

I motivi per cui questo libro mi ha appassionato sono due:

  • L’ironia con cui vengono descritte scene o personaggi che, in altri contesti, avrebbero fatto rabbrividire chiunque. La semplicità è straordinaria, Jonasson ti fa vedere tutto ciò che vive la bambina attraverso i suoi occhi e seguendo i ragionamenti dei suoi semplicissimi pensieri capisce come molte cose che noi, abituati ad avere tutto, sottovalutiamo o ancora peggio SOPRAVVALUTIAMO.
  • L’estrema accuratezza e semplicità con cui esprime e spiega le situazioni improbabili e assolutamente paradossali che si creano nei suoi momenti clou. Ogni piccolo dettaglio, ogni piccolo sguardo o mossa non è mai gettato a caso: tutto porta ad un obbiettivo e questa cura ti porta a vedere gli eventi come una serie logica di episodi naturali che potrebbero davvero portare un’analfabeta ad incontrarsi con il re di Svezia in un camion di patate.

Vi faccio un piccolo esempio: due coprotagonisti sono due gemelli nati da una coppia in cui la madre, accanita fumatrice, sottostava alle volontà del marito ed il padre era un pazzo prima accanito sostenitore della monarchia e dopo aver ricevuto una bastonata da Re Guglielmo di Svezia (WHAT!!?), accanito sostenitore della repubblica.  Fin a qui tutto a posto, seppur già al limite della realtà; il problema sorge nel momento in cui il padre convinto che sarebbe nato un solo figlio aveva pensato ad un solo nome e voleva un solo erede da spingere verso la lotta alla monarchia. Nel momento in cui vide i due bambini decise di muoversi in un modo non troppo convenzionale: i bambini presero il nome di Holger 1 e Holger 2 (non in base all’ordine di nascita) e solamente il numero 1 venne registrato all’anagrafe. mentre il secondo…be semplicemente non sarebbe esistito.

Finisco questa “recensione” di un libro davvero semplice, e che nella sua semplicità fa riflettere.

Spero che questo primo articolo via sia piaciuto e vi invito a lasciare un commento positivo e negativo che sia! Fatemi vedere che siete vivi.

Una buona serata, il vostro Sethlan.